Italiano
Essendo Giannotto, allora, al servizio di Currado, accadde che una figlia di quest’ultimo, di nome Spina, rimasta vedova di un certo Niccolò da Grignano, tornò a casa del padre; ed essendo molto bella e avvenente e una ragazza di poco più di sedici anni, le avvenne di gettare gli occhi su Giannotto, e lui su di lei, e si innamorarono appassionatamente l’uno dell’altra. Il loro amore non fu a lungo senza effetto e durò parecchi mesi prima che alcuno se ne accorgesse. Perciò, presa troppa confidenza, cominciarono a comportarsi con meno discrezione di quanto si convenga a faccende di questo genere; e un giorno, mentre la giovane donna e Giannotto se ne andavano insieme attraverso un bos
L’uomo onesto, senza chiedere oltre, riferì a Currado le parole di Giannotto, come prima ne ebbe occasione; il quale, udendo ciò,—sebbene al carceriere facesse finta di non darvi peso,—si recò da madama Beritola e cortesemente le domandò se ella avesse avuto da Arrighetto un figlio di nome Giusfredi. La donna rispose, piangendo, che, se il maggiore dei suoi due figli fosse vivo, si chiamerebbe così e avrebbe ventidue anni. Currado, udendo questo, concluse che quello doveva essere lui, e pensò che, se così fosse, avrebbe subito potuto fare una grande opera di misericordia e togliersi la vergogna sua e della figlia, dando lei in moglie a Giannotto; per la qual cosa, mandato segretamente per costui, lo esaminò minutamente su tutta la sua vita passata e, trovando per indizi assai manifesti che egli era davvero Giusfredi, figlio di Arrighetto Capece, gli disse:
«Giannotto, tu sai quale e quanto grande sia il torto che mi hai fatto nella persona di mia figlia, mentre, avendoti io sempre bene e amichevolmente trattato, a te, come servo, sarebbe convenuto di studiare e adoperarti sempre per il mio onore e il mio interesse; e molti vi sono che, se tu avessi fatto loro ciò che hai fatto a me, ti avrebbero dato una morte vergognosa, la quale la mia clemenza non ha tollerato. Ora, se è come mi dici, cioè che tu sei figlio di un uomo di condizione e di una nobile donna, io intendo, se tu stesso sei disposto, di porre fine alle tue tribolazioni e, liberandoti dalla mis
Così, vedendo i due giovani tornati all’allegria di prima, li vestì sontuosamente e disse a Giusfredi: «Non ti sarebbe caro, oltre alla tua presente gioia, se tu vedessi qui tua madre?». Al quale egli rispose: «Non oso lusingarmi che il cruccio delle sue sventure le abbia lasciato tanto di vita; ma, se pure fosse così, mi sarebbe caro sopra ogni cosa, tanto più che mi pare di poter ancora, col suo consiglio, recuperare gran parte del mio stato in Sicilia». Allora Currado mandò a chiamare entrambe le donne, le quali vennero e fecero gran festa alla novella sposa, non poco meravigliandosi di quale felice ispirazione potesse essere stata quella che aveva indotto Currado a tanta compiacenza quanta ne aveva mostrata nell’unire Giannotto con lei in matrimonio.
Madama Beritola, per le parole udite da Currado, cominciò a guardar Giannotto e, essendosi in lei per occulta virtù risvegliata alcuna ricordanza delle fattezze giovanili del volto del figliuolo, senza attendere oltre, corse a braccia aperte a gettarglisi al collo; né la sovrabbondante commozione e la gioia materna la lasciaron dire una parola, anzi le chiusero talmente tutti i sensi che cadde tra le braccia del figlio come morta.
Egli, benché fosse forte stupito, ricordando d’averla molte volte veduta in quello stesso castello e non riconosciutola mai, conobbe nondimeno incontinente l’odore materno e, biasimandosi della passata negligenza, la ricevette piangendo tra le braccia e la baciò teneramente. Dopo alquanto, Madama Beritola, essendo affettuosamente soccorsa dalla donna di Currado e da Spina, e confortata con acqua fredda e altri rimedi, riebbe i sensi smarriti e, riabbracciando il figliuolo, piena di tenerezza materna, con molte lagrime e molte tenere parole lo baciò mille volte, mentre egli tutto riverentemente la riguardava e la carezzava.
Dopo che questi lieti e onorevoli saluti furono ripetuti tre o quattro volte, con non piccola contentezza de’ circostanti, e si furono raccontati l’un l’altro tutto ciò che era loro accaduto, Currado, con grandissima soddisfazione di tutti, significò agli amici la nuova parentela da lui fatta e diede ordine che si apparecchiasse un buono e magnifico convito.
Allora Giusfredi gli disse: «Currado, tu m’hai rallegrato di molte cose e lungamente onorata mia madre; ora, acciocché nulla rimanga di quello che è in tuo potere, ti prego di rallegrar mia madre e la sposa e me con la presenza del mio fratello, il quale messer Guasparrino d’Oria tiene in servitù nella sua casa e che, come già t’ho detto, prese meco in una sua corsa. Oltre a ciò, vorrei che tu mandassi in Sicilia uno il quale s’informi pienamente dello stato e della condizione del paese e cerchi di sapere che è avvenuto di Arrighetto, mio padre, se sia vivo o morto, e, se vivo, in quale stato si trovi; e, dopo essersi ben certificato di tutto, torni a noi». La richiesta di Giusfredi piacque a Currado, il quale senza indugio mandò persone discretissime e a Genova e in Sicilia.
Quegli che andò a Genova cercò messer Guasparrino e subito lo pregò, da parte di Currado, che gli inviasse Scacciato e la sua balia, raccontandogli ordinatamente tutti i fatti del suo signore con Giusfredi e con sua madre. Messer Guasparrino, udendo questo, si maravigliò forte e disse: «Egli è vero che io farei tutto quello che posso per compiacere Currado, e ho pure avuto in casa mia, per questi quattordici anni, il fanciullo che tu cerchi e una sua balia, i quali volentieri glielo manderò; ma digli da parte mia che si guardi dal prestare troppa fede alle favole di Giannotto, il quale oggi si fa chiamare Giusfredi, per ciò che egli è un molto maggior ribaldo che egli non si creda». E così dicendo, fece onorevolmente albergare il gentiluomo e, mandato segretamente per la balia, la interrogò sottilmente sopra la cosa. Ella, che aveva udito della rivolta di Sicilia e inteso che Arrighetto era vivo, deposta ogni paura passata, gli raccontò ogni cosa per ordine e gli mostrò le ragioni che l’avevano indotta a far quello che aveva fatto.
Messer Guasparrino, trovando il suo racconto accordarsi perfettamente con quello del messo di Currado, cominciò a prestar fede alle parole di costui e, avendo in un modo e in un altro, come uomo molto avveduto ch’egli era, fatto cercare della cosa e abbattendosi ogni dì in cose che più e più l’assicuravano del fatto, si vergognò del suo malvagio trattamento verso il fanciullo; e in ammenda di ciò, conoscendo quale Arrighetto era stato e fosse, gli diede per moglie una sua bella figliuola di undici anni, con gran dote. Poi, fatto sopra ciò un grande sposalizio, s’imbarcò col fanciullo e con la fanciulla e col messo di Currado e con la balia in una galea ben armata e se ne venne a Lerici, dove fu ricevuto da Currado, e salì con tutta la sua compagnia a un castello di lui, non molto quindi lontano, dove era apparecchiato un gran convito.
LA SETTIMA NOVELLA
Giornata seconda
Il soldano di Babilonia manda una sua figliuola a marito al re di Algarve; ed ella, per diversi accidenti, in ispazio di quattro anni capita alle mani di nove uomini in diversi luoghi. Ultimamente, restituita al padre per vergine, va per moglie al re di Algarve, come prima aveva fatto.
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Fine del segmento.
Se la storia d'Emilia fosse stata molto più a lungo protratta, la compassione che le giovani donne avevano delle sventure di madama Beritola le avrebbe certo condotte alle lacrime; ma, essendone ormai venuta a fine, piacque alla regina che Pamfilo seguisse con la sua storia; ed egli, che era molto obbediente, cominciò così: "Difficilmente, o vezzose donne, ci è dato conoscere ciò che per noi è opportuno, perciocché, come spesse volte s'è veduto, molti, immaginandosi che, se fossero ricchi, potessero vivere senza cura e sicuri, non solamente hanno con preghiere chiesto a Dio ricchezze, ma hanno studiosamente cercato di acquistarle, non rifiutando fatica né pericolo nella ricerca; e costoro, mentre prima d'arricchirsi amavano la loro vita, una volta ottenuto il desiderio, hanno trovato chi li uccidesse per ingordigia di sì ampia eredità. Altri, di umile condizione, saliti per mille pericolose battaglie e per lo sangue dei loro fratelli e dei loro amici al colmo dei regni, pensando nella regale condizione di godere suprema felicità, senza gli innumerevoli affanni e timori de' quali la veggono e sentono piena, hanno imparato, a costo della loro vita, che alle mense reali si beve veleno in coppe d'oro. Molti sono che con ardentissimo appetito hanno desiderato forza del corpo, bellezza e vari ornamenti personali, e non s'accorsero d'aver mal desiderato se non quando trovarono questi medesimi doni cagione di morte o di dolorosa vita. Insomma, per non dire partitamente di tutte le cose desiderevoli dagl'uomini, ardisco affermare che nessuna ve n'è la quale possa con intera sicurtà esser eletta da' mortali come fuori de' colpi della fortuna; onde, se vogliamo far bene, ci conviene rassegnarci a prendere e possedere ciò che n'è ordinato da Colui che solo sa ciò che a noi bisogna e può donarcelo. Ma perciocché, dove gli uomini peccano desiderando varie cose, voi, o gentili donne, peccate sopra tutto in una, cioè nel volere esser belle, tanto che, non contente delle bellezze che la natura vi concede, con mirabile arte vi studiate ancora d'accrescerle, mi piace raccontarvi quanto sfortunatamente bella fosse una donna saracena, alla quale avvenne, per la sua bellezza, d'essere in circa quattro anni nove volte maritata di nuovo.
Egli è già buon tempo che fu un certo Soldano di Babilonia, chiamato Berminedab, al quale a' suoi dì molte cose avvennero secondo il suo piacimento. Tra molti altri figliuoli, maschi e femmine, ebbe una figliuola chiamata Alatiel, la quale, secondo il rapporto di tutti coloro che la vedevano, era la più bella donna che si vedesse al mondo in que' tempi; e avendo egli, in una grande rotta data a una vastissima moltitudine d'Arabi che sopra lui erano venuti, ricevuto dal Re dell'Algarve maraviglioso aiuto, a sua richiesta gliela diede per moglie, per ispezial favore; onde, imbarcatala sopra una nave bene armata e fornita, con onorevole compagnia d'uomini e di donne e con molta copia di ricchi e sontuosi arnesi e masserizie, la mandò a lui, raccomandandola a Dio.